L'angolo della Poesia - Verso una fontana
Verso una Fontana
"Buon giorno",
disse il piccolo principe.
"Buon giorno",
disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate
che calmavano la sete.
Se ne inghiottiva una alla settimana
e non si sentiva più il bisogno di bere.
"Perché vendi questa roba?"
disse il piccolo principe.
"È una grossa economia di tempo",
disse il mercante.
"Gli esperti hanno fatto dei calcoli.
Si risparmiano cinquantatré minuti la settimana".
"E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole..."
"Io",
disse il piccolo principe,
"se avessi cinquantatré minuti da spendere,
camminerei adagio adagio verso una fontana..."
disse il piccolo principe.
"Buon giorno",
disse il mercante.
Era un mercante di pillole perfezionate
che calmavano la sete.
Se ne inghiottiva una alla settimana
e non si sentiva più il bisogno di bere.
"Perché vendi questa roba?"
disse il piccolo principe.
"È una grossa economia di tempo",
disse il mercante.
"Gli esperti hanno fatto dei calcoli.
Si risparmiano cinquantatré minuti la settimana".
"E che cosa se ne fa di questi cinquantatré minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole..."
"Io",
disse il piccolo principe,
"se avessi cinquantatré minuti da spendere,
camminerei adagio adagio verso una fontana..."
(Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe XXIII - La fontana)
Se
dico fontana, dico Vita. Ricordi. Volti sorridenti avvolti da colorati foulard,
grembiuli, mani nell’acqua, panni sciacquati nel freddo. Gorgoglii e riflessi.
Suoni di voci. Giochi di bambini. Incontri.
Se
dico fontana, dico tempo sospeso, come se ogni sorso conducesse a un’unica
sorgente: quella del tempo che sembra fermarsi e introdurre a un’altra
dimensione. La stessa della pausa. Dello stare. Del respiro. Del battito del
cuore.
Sete dissetata.
Tra
le tante, ho nel cuore due fontane in particolare.
Quella dove ci si dava appuntamento al mattino presto per andare a prendere il treno; la stessa a cui mi fermavo per bere dopo una buona parte di salita, al ritorno; e sempre “lei”, fonte di risate con un’amica speciale che quel giorno poté toccare l’acqua, tra le mie braccia, per la prima volta. E sempre lì, la gioia dei miei nipotini quando li porto a giocare con l’acqua, nell’acqua.
Quella dove ci si dava appuntamento al mattino presto per andare a prendere il treno; la stessa a cui mi fermavo per bere dopo una buona parte di salita, al ritorno; e sempre “lei”, fonte di risate con un’amica speciale che quel giorno poté toccare l’acqua, tra le mie braccia, per la prima volta. E sempre lì, la gioia dei miei nipotini quando li porto a giocare con l’acqua, nell’acqua.
E
la fontana del monastero di Bose, compagna di molte letture, di profondi
silenzi e di intense riflessioni.
Quelle
fontane, così come le altre, sono state più volte occasione per saziare la mia
sete di Vita.
Il punto di arrivo di un cammino, lento e colmo di desiderio.
Ho
immaginato spesso il piccolo principe camminare verso la sua fontana.
Un
cammino che si snoda dentro il suo animo, fatto della sua sete e del desiderio
di dissetarsi. Fatto di domande e di sete di risposte.
Se
ci penso bene, ogni volta che mi fermo ad una fontana e mi concentro sul
momento, accade che il mio desiderio di vita corrisponda alla Vita stessa.
Alle fontane. Presenze. Che zampillino acqua, sorrisi o carezze.
E a chi cammina, adagio adagio, per dissetarsi.
Può accadere di incontrarsi.
Cammino
Incompiuto
quel passo
che
nell’andare
muove
solo se stesso.
Si
nutre di spazio
fa
del suo respiro
il
tempo, della fatica
sudore,
sentiero profondo.
Conduce
lontano
getta
un ponte di senso
tra
l’orizzonte d’innanzi
e
l’infinito che è dentro.
Marianna Andreotta
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