Una comunità con relazioni vere ci cambia la vita
Relazioni sempre al centro della nostra vita
Pensieri tratti dall'ascolto di una catechesi di Don Luigi Maria Epicoco
Nel mio percorso di accettazione della malattia e dei conseguenti limiti da essa derivanti, uno degli aspetti che più ho cercato di curare fin dall'inizio è stato quello delle relazioni.
Ho cercato da subito di ricreare virtualmente quella comunità di persone che nella vita precedente avevo frequentato e che tanto mi avevano dato in termini di amicizia, condivisione e sostegno.
Ho messo da parte l'egocentrismo, il desiderio di prevalere, di farmi notare per dare spazio a umiltà, pazienza, speranza, perdono e riconoscimento dell'altro.
Ho anche capito che nei momenti difficili siamo messi alla prova, con il rischio concreto di cadere nelle tipiche tentazioni che portano a divisioni, rivalità, protagonismo, gelosie ecc. ecc.
In questi casi, in una comunità, non contano la fede o l'osservanza dei principi morali o dei dogmi, ma contano l'amore, il perdono, la compassione e la volontà di costruire unità con ogni gesto, parola o azione.
San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi approfondisce questo concetto parlando di come una comunità ricca di fede, di carismi e di entusiasmo religioso, era comunque incapace di vivere una vera comunione di intenti.
Il problema dei Corinzi non era l'assenza di fede, bensì una fede vissuta in modo individualistico, dove ciascuno mette al centro se stesso anziché Cristo.
La comunità di Corinto partecipa ai sacramenti, prega, possiede molti doni spirituali, ma è attraversata da: divisioni e rivalità, da protagonismi e gelosie;
Tutto ciò dimostra che una persona può essere molto religiosa e, allo stesso tempo, incapace di amare.
La vera deriva consiste nel trasformare la comunità in cui si vive in un luogo dove ciascuno cerca conferme di sé.
Si pronunciano così frasi come:
- Senza di me questa comunità non va avanti
- Il mio gruppo è migliore degli altri
- Ciò di cui mi occupo è più importante di tutto il resto
I talenti diventano motivo di competizione
Per San Paolo i carismi sono doni dello Spirito destinati al bene comune.
A Corinto, invece, diventano strumenti di prestigio personale.
Ciò che dovrebbe costruire l'unità finisce per alimentare confronti e superiorità.
La risposta di san Paolo alla crisi di Corinto non è una nuova organizzazione.
È il celebre "Inno alla Carità" (1 Corinzi 13).
La carità è il criterio che dà valore a tutto: senza amore anche i carismi diventano vuoti; senza amore anche la conoscenza perde significato; senza amore persino i sacrifici religiosi non servono.
L'amore non è un sentimento, ma la decisione di cercare il bene dell'altro.
Questo tipo di situazione si può manifestare in ogni comunità, gruppo ecclesiale, parrocchia e persino in ogni famiglia.
I sintomi sono sempre gli stessi: ricerca di riconoscimento; bisogno di avere ragione; attaccamento al proprio ruolo; incapacità di collaborare; giudizio continuo sugli altri.
Quando questi atteggiamenti prevalgono, la comunione (comunità) si indebolisce.
Puntiamo quindi sull'amore, sulla carità e sulla misericordia per rafforzare l'unione delle nostre comunità, delle nostre famiglie, delle nostre relazioni.
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