L'angolo della Narrativa - Lionello il Cammello
Lionello il Cammello
di Marco Reggiroli
Molti secoli fa, in un deserto sperduto nella penisola arabica, c'era una bellissima oasi. Il verde dell'erba e delle foglie delle palme dominava sull'azzurro dell'acqua e del cielo.
Molti animali la abitavano.
Pappagallini verdi, gioiosi e chiassosi, svolazzavano tra le palme, contendendosi i datteri succosi e maturi delle palme.
C'era anche un'iguana, pigra e sonnolenta che se ne stava quasi sempre al sole a scaldarsi, ma ogni tanto si spostava all'ombra fresca bevendo un po' di quell'acqua dissetante del laghetto, che placidamente si adagiava al centro dell'oasi.
La sabbia del deserto, pungente e scottante, era confinata subito all'esterno dell'oasi, quasi a ricordare che quel miracolo della natura aveva dei limiti ben precisi e non bisognava farsi prendere dagli entusiasmi, perché fuori era sempre e comunque l'inferno, arido e rovente, che ben si conosceva.
In questa magnifica parte del deserto viveva un gruppo di dromedari, al servizio di un jammal, il cammelliere, originario da molte generazioni di quella zona.
Insieme ai dromedari c'era anche Lionello, un cammello, che era stato acquistato al mercato di Al-Haddar alcuni anni prima dal jammal che custodiva la mandria.
Gli era piaciuto subito, con quel suo sguardo buono e docile, ma allo stesso tempo determinato e sognante.
Lionello si sentiva molto solo, le sue due gobbe rispetto alla singola gobba dei dromedari, lo facevano sentire diverso da tutti i suoi compagni.
Inoltre i dromedari non facevano nulla per integrarlo nel gruppo, anzi.
Lo consideravano troppo strano per essere uno di loro.
Quelle due enormi protuberanze sulla schiena lo rendevano troppo diverso e sbilanciato rispetto alla perfetta simmetria della loro singola gobba.
Lionello passava le sue giornate in riva al laghetto, sotto le fronde delle palme, ad osservare il volo dei pappagalli verde smeraldo e facendo l'occhiolino alla vecchia iguana, un po' rimbambita, che abitava dall'altra parte dello specchio d'acqua.
Il loro jammal non aveva molte opportunità di spostarsi verso altre oasi e i viaggi di trasporto che organizzava erano quasi sempre brevi con il ritorno in giornata o al massimo il giorno dopo.
La vita scorreva lenta e oziosa, senza grandi entusiasmi. Il cibo e l'acqua non mancavano e il loro jammal li accudiva perfettamente, strigliandoli ogni giorno e curando perfettamente i loro zoccoli, così importanti per poter camminare senza problemi sulla sabbia rovente del deserto.
Non potevano desiderare di più, poco lavoro, buon cibo, cure giornaliere...
Ma Lionello non si accontentava, aveva voglia di avventura, di mettersi in gioco, così da poter magari avviare nuove relazioni con i suoi compagni.
Sperava che le sue giornate potessero movimentarsi.
Sognava un lungo viaggio nel deserto, una vera avventura, così come avevano fatto i suoi avi, passando di oasi in oasi, con gli occhi rivolti verso la meta e magari un bel premio finale, come ad esempio un po' di foglie di cactus succose e ricche di acqua.
Un bel giorno Lionello notò che c'era qualcosa di diverso nell'aria.
Il loro jammal era intento a preparare la bardatura di tutti ed anche le provviste e l'acqua in grandi quantità.
Qualcosa bolliva in pentola, ma ancora non aveva ben chiaro cosa stesse succedendo.
Tutto si chiarì quando il jammal li radunò tutti al centro dell'oasi e cominciò i preparativi per quello che sarebbe stato un viaggio di lavoro completamente diverso.
Le provviste erano tante e gli otri pieni d'acqua venivano caricati sui dromedari in gran numero.
Lionello capì subito che doveva trattarsi di un viaggio lungo, un viaggio speciale.
E così fu.
L'indomani mattina presto, prima ancora del sorgere del sole, partirono tutti e imboccarono l'antica pista chiamata "delle ossa". Era così chiamata perché disseminata di ossa di dromedari, di cammelli ed anche di ossa di jammal che imprudentemente avevano imboccato quel sentiero senza aver calcolato bene le provviste.
Quella pista spaventava molto tutta la combriccola.
Era considerata di cattivo auspicio e la vista di tutte quelle ossa metteva terrore e molti dubbi.
Il jammal aveva ricevuto un importante incarico dall'Emiro della regione.
Doveva andare a Manakh a ritirare un grande carico di spezie e oli profumati da portare alla Dar-Al-Imara, la residenza dell'Emiro.
Era l'avventura che Lionello stava aspettando, mentre tutti erano un po' spaventati dal percorso, infastiditi dai lunghi giorni da trascorrere fuori dalla loro bellissima oasi, costretti a un super lavoro.
Lionello invece era galvanizzato dal poter finalmente essere protagonista sulle piste che i suoi avi avevano percorso decine, forse centinaia, di volte.
Ben presto la pista "delle ossa" si rivelò esattamente per quella che era la sua fama.
Durissima. Sabbia rovente, venti bollenti e sferzanti, pietre disseminate lungo il percorso che mettevano a dura prova i pur ben attrezzati zoccoli degli animali.
I giorni erano infernali. Le temperature superavano i 50 gradi e non c'era all'orizzonte nessun riparo che li potesse confortare anche solo per qualche ora.
Le notti, invece, erano freddissime, con il ghibli, il famigerato vento del deserto, che soffiava e rendeva quasi impossibile il riposo.
Il loro jammal ogni sera li disponeva in cerchio in modo da potersi mettere al centro e ripararsi dal vento, cercando di riposare un po'.
Un falò al centro del cerchio cercava di riscaldare tutta la truppa.
Al quarto giorno di cammino iniziò a serpeggiare la paura.
Le scorte di cibo e acqua erano vistosamente calate ed anche l'esperto jammal cominciò a chiedersi se l'aver accettato quell'incarico non fosse stato un azzardo troppo spinto.
I dromedari cominciavano ad essere vistosamente provati, la loro gobba singola stava esaurendo le scorte di grassi necessaria per la sopravvivenza, mentre il cibo e l'acqua ormai erano razionati dal loro jammal e cominciavano a non bastare più.
Guardavano sempre più preoccupati quelle ossa disseminate sulla pista e il presagio terrificante che le accompagnava.
Qualcuno iniziò a inveire "...non dovevamo accettare, avremmo dovuto rifiutarci!".
Qualcun altro piangeva, pensando alla loro bella oasi ricca di cibo e acqua.
Lionello invece, grazie alle sue due gobbe, aveva ancora scorte sufficienti per poter andare avanti e cercava in tutti i modi di tenere alto il morale del gruppo.
Continuava a spostarsi dall'inizio alla fine della fila, incitando, sorreggendo e confortando tutti i membri della carovana.
Improvvisamente si ricordò di un racconto che suo nonno gli aveva fatto durante uno dei primi viaggi e quando vide quelle alture gli tornò in mente ciò che l'anziano cammello gli raccontò: "Sulla pista delle ossa, al quarto giorno di cammino, guardando verso est, vedrete delle alture frastagliate. Ebbene, esse nascondono dietro di loro una grande oasi, sconosciuta ai più ma ricca di cibo e acqua. Se mai ti dovessi trovare su quella pista non scordartelo, ti salverà la vita!"
Lionello prese così immediatamente la decisione di virare verso est, verso le alture frastagliate, per cercare di raggiungere l'oasi che il nonno gli aveva descritto.
Convinse tutti i dromedari a seguirlo ed anche il loro jammal che dopo un iniziale stupore per l'improvviso cambio di direzione, si fidò di quell'ardito cammello.
In poche ore raggiunsero la sommità delle alture e il panorama che si spalancò sotto i loro affaticati e demoralizzati occhi era stupendo.
Una magnifica oasi era pronta ad accoglierli.
Il nonno aveva ragione e Lionello si era fidato della parola di quel vecchio cammello.
Presi dall'entusiasmo raggiunsero di corsa il meritato riposo, il cibo fresco e l'acqua pura che l'oasi poteva offrire loro.
Inutile dire che Lionello era diventato un eroe. Tutti si complimentavano con lui.
Ora scherzavano e condividevano il cibo e l'acqua con il loro nuovo amico Lionello.
Dopo una giornata di riposo e ristoro, ripresero il cammino.
Lionello in testa alla fila li guidava pieno di orgoglio e felice per aver potuto aiutare la comunità.
Il loro jammal ne tenne conto e, una volta arrivati a Manakh, diede doppia razione di foglie di cactus a Lionello.
L'Emiro ricevette per tempo e in sicurezza il suo carico di spezie e di oli profumati e ricompensò largamente il jammal.
Tutto il gruppo tornò all'oasi dalla quale erano partiti e per Lionello iniziò una nuova vita di relazioni intense con i suoi nuovi amici.
I pappagallini verdi e l'iguana li accolsero con un grande striscione di benvenuto e fu musica e festa per tutta la notte!

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