L'Angolo della Narrativa - Profumo
Profumo
di Paola Crosignani
Ehi! Checcavolo! Ma non mi hai visto? Ehi! Ma che ca**o avete tutti oggi? Andate di fretta? Vi bruciano le chiappe? Ehi! Ehi… aspetta un attimo… dove ca**o sono?
Plastica a bolli, panche in granito, manifesti pubblicitari.
Sono in metro! Fermata Duomo. E che diavolo ci faccio sdraiato qui?
Cerchiamo di stare calmi.
Allora stamattina sono uscito come tutte le mattine, ho preso la metro e sono andato in ufficio… no in ufficio non sono arrivato.
Dunque… Ah sì, c’è stato quell’incidente, il solito tizio che si è buttato sulle rotaie e allora fanno scendere tutti dal treno.
Io però non ricordo di esserci salito, ero lì in attesa sulla banchina...
Stava arrivando, l’ho visto in fondo al tunnel. Eccolo.
E…e mi ha spinto! Ca**o mi ha spinto sulle rotaie! Qualcuno mi ha spinto. Ero io il tizio che si è buttato sulle rotaie! No ecco appunto non buttato, mi hanno spinto. Ma non uno spintone nella calca, per sbaglio, una spinta deliberata, decisa, perfettamente al centro della schiena. Però se sono qui non sono morto evidentemente. Anche se al momento mi sento come dire, impossibilitato a muovermi. Devo aver preso una bella botta. Sono rimbalzato via.
Allora in attesa che qualcuno si accorga di me e mi aiuti ad alzarmi vediamo di ricapitolare.
Sono alla fermata Duomo, un tizio mi butta sulle rotaie… beh non proprio da cavarci la trama di un romanzo russo.
Aspetta però… non era un tizio, era una tizia. Un attimo prima di cadere ho sentito quel profumo, buono.
I profumi si sa, sono delle macchine del tempo, ti riportano indietro all’istante, a un luogo o a una persona precisi. E infatti indietro mi ha riportato. Non me ne ricordavo quasi più.
L’inverno scorso.
Lei era bellissima. Bionda. Un po’ fuori di testa, ma davvero bella.
Una di quelle storie da film, dove lui incontra lei su un treno, cominciano a chiacchierare, scendono alla stessa fermata, nevica, si danno appuntamento per la sera a cena e ciak! Cambio di scena e i due sono in camera da letto nell’albergo di lei. Una grande notte.
Poi però la mattina qualcosa non funziona, lei è troppo affettuosa, io ho un appuntamento con un cliente alle 9 e lei insiste per fare colazione insieme.
Lei mi chiama tesoro e io a malapena ricordo il suo nome.
Davvero devo andare, è un appuntamento importante, ti chiamo più tardi. Magari riusciamo a vederci a pranzo.
Un bacio sulla porta.
E allora quello sguardo… che neanche un cane abbandonato in autostrada.
Ho pensato, questa è una di quelle che ti si attaccano come le pulci ai cani, che ti scordi la partita di calcetto con gli amici il mercoledì, che la domenica vuole passeggiare mano nella mano sui Navigli. E ovviamente non l’ho più richiamata.
Ora che ci penso, proprio l’altro giorno mi era parso di vederla, giù in metro, ma sulla banchina di fronte.
Ferma immobile tipo guardia svizzera, lo sguardo vuoto piantato su di me, però i capelli erano neri, a caschetto. No no, non è lei.
“Lasciatemi passare sono un dottore”!
Ecco, forse finalmente qualcuno si è accorto di me qui a terra.
Sveglia lassù! Lasciatela passare! È un dottore. Ho la vista un po’ annebbiata, ma direi anche un gran bel pezzo di dottore. Va che nella sfiga oggi mi va di culo che la respirazione bocca a bocca me la fa una bionda di Grey’s Anatomy. No non è bionda.
Ha un caschetto nero.
E non mi pare affatto di respirare meglio, anzi comincio a sentirmi soffocare.
Sento solo quel profumo.
Ca**o il profum…
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