L'Angolo della Poesia - Dentro uno Sguardo
a cura di Marianna Andreotta
Dentro uno sguardo
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Ci sono sguardi che non passano. Restano. Si posano dentro come semi di luce, come piccole fenditure attraverso cui l’invisibile trova il coraggio di affacciarsi. Non chiedono di essere compresi subito; chiedono soltanto uno spazio di silenzio, un abbandono, una disponibilità a lasciarsi attraversare.
Ho avuto la fortuna di essere abitata da sguardi che illuminano
senza invadere e restituiscono fiducia, accoglienza, dimora.
Così lo sguardo spesso è diventato per me un luogo. Un approdo.
Una stanza segreta. A volte vi entriamo senza accorgercene e, quando ne
usciamo, qualcosa in noi non è più nella stessa posizione. È come se la
superficie del mondo si incrinasse appena, lasciando intravedere il fondo: non quello
delle cose, ma quello dell’anima.
C’è un momento fragile e sacro in cui il vedere diventa ascolto. Nasce dalla notte, non come buio, ma come grembo, condivisione, creazione. Nasce da quel silenzio che smette di essere assenza e diventa forma, essenza, presenza. È un momento magico che ho avuto la fortuna di vivere con alcune persone e anche nel contatto silenzioso con la natura.
Amo la notte perché custodisce ciò che il giorno spesso
disperde. Nella notte i desideri non gridano: riposano. Si raccolgono in uno
scrigno interiore, attendono incontri capaci di aprirli senza violarli. È lì
che lo sguardo si fa più profondo, perché non cerca più soltanto ciò che
appare, ma ciò che pulsa sotto la pelle del visibile.
Gli occhi, allora, diventano per me un pozzo sull’infinito. Guardo
e precipito, guardo e vengo sollevata. Dentro uno sguardo trovo la vertigine del
non detto, la tenerezza di ciò che resta custodito, il mistero di un’anima che
si lascia sfiorare soltanto da chi sa avvicinarsi piano.
Non tutti gli sguardi conducono nello stesso luogo. Alcuni si
fermano alla soglia, altri la oltrepassano. Alcuni raccolgono solo forme, altri
ascoltano il tremore nascosto delle cose. Sentire le stelle, l’anima del mondo,
porta con sé una lentezza antica, una sete limpida, una capacità di meraviglia bambina
che viene regalata da quegli incontri veri e profondi.
Il mondo è pieno di persone che non hanno smesso di credere che un
silenzio possa avere voce, che una carezza possa abitare l’aria, che uno
sguardo possa contenere un cielo intero. Persone che, incontrando l’altro, non
si accontentano di vederlo, ma desiderano sostare davanti al suo mistero con
rispetto, tremore e gratitudine.
Forse, nella notte, contemplando le stelle, alla fine, si abita
lo stesso silenzio.
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